Come forse ho già scritto l’arrivo di questa data ogni anno ci provoca un dolore incommensurabile, l’ansia che ci attanaglia nel rivivere momento per momento fino al giorno che Giulia ci ha lasciati non è più sostenibile, siamo sfiancati e poi non mi piace avere questa sensazione. Voglio ricordare mia figlia perché giocava, piangeva, rideva, parlava, scherzava, si arrabbiava, nuotava, studiava, amoreggiava, e non avere questo senso di panico e di vuoto.

Solo chi ha provato un dolore del genere oggi capisce tutte quelle mamme, papà e nonni che hanno perso i loro bambini e ragazzi sotto le macerie del terremoto di Amatrice.

Si vive, piuttosto si sopravvive, e sopra al dolore non ci si possono aggiungere anche altre emozioni negative, il corpo e la mente si ribellano, è meglio assecondarli, per noi e per chi ci sta vicino.

Per questo la messa in ricordo di Giulia quest’anno non sarà celebrata.

Chi vorrà ricordarla potrà farlo a suo modo, tanto già sappiamo che ognuno di voi lo fa ancora dopo dieci anni spessissimo.

Un bacio grande a tutti i nostri Angeli

Marisa

La morte ci passa vicino più spesso di quanto si possa pensare, martedì 23 agosto alle ore 14 ero seduta con mamma e Giovanni sulla panchina davanti a Sant’Agostino ad Amatrice, tornati dal Castagneto dopo un pranzetto succulento, come quelli che Amatrice ha nella lista delle cose buone e belle, dopo 13 ore e mezzo Amatrice non esisteva più.

In tanti mi hanno chiesto se avevo amici tra le vittime e i reduci, ma noi siamo tutti amici, i conoscenti sono amici, sono le nostre radici, le loro case sono crollate, ma i ricordi e le loro belle facce, rimangono nei nostri cuori.

A chi è rimasto lo Stato, memore dell’Aquila, sta assicurando un aiuto imponente, e i nostri ragazzi sono splendidi nel soccorrere anche le frazioni che sono rimaste tagliate fuori dai collegamenti.

I nostri amici dell’Associazione Laga Insieme, sono 3 giorni che tramite cellulari stanno facendo fronte alle richieste e su facebook parallelamente ai canali della Protezione Civile, hanno creato un conto per raccogliere fondi.

Il magone delle scosse rimane dentro come e quanto non si può descrivere, io che nel 1979 ho vissuto solo i container dove per 5 lunghi anni sono stati gli sfollati, non ho mai capito quanto quella gente possa aver sofferto durante i crolli, è logico che adesso è scossa e provata.

So che Ludovica e Alessia, per fare due nomi in rappresentanza di altri bambini e ragazzi, hanno perso i loro compagni di scuola, ora sono disperate, ma siccome la vita va vissuta tutta perché rimane un dono bellissimo, loro cresceranno, vivranno, ricorderanno la rinascita di Amatrice in onore a tutti quei bambini e ragazzi che non hanno potuto farlo.

Grazie a chi sta prestando soccorso e un abbraccio a tutti gli amatriciani sopravvissuti, gente di montagna che saprà rinascere

Marisa